L’Etiopia come a casa mia

Testimonianza dal Servizio Civile all'estero

Mi presento sono Birtukan Bienati, una giovane ragazza laureata in scienze del servizio sociale, nonché da poco assistente sociale.

Ho 23 anni e sto vivendo un esperienza di servizio civile  in Etiopia precisamente ad Emdibir, circa 180 km a sud  rispetto alla capitale Addis Abeba.

Per me l’Etiopia è radici e futuro. Radici perché è la terra dove sono nata e costituisce una parte della mia persona e del mio modo di essere. È futuro perché da quando ero ai primi anni di liceo avevo il desiderio di tornare nella mia terra di origini per un determinato periodo e conoscerla e contemporaneamente conoscermi, quindi  è futuro perché mi aiuterà a completarmi ed arricchire il mio domani.

Quest’anno non era la mia prima volta in Etiopia. Durante il penultimo anno del liceo con indirizzo scienze umane a Milano, la mia famiglia,  come regalo dei 18 anni, mi regalò l’opportunità di ritornare nel terra dove ero nata. In quel periodo, avevo il bisogno di tornare e capire le mie radici essendo stata adottata all’età di sei anni e mezzo. Quella era  fondamentalmente la mia  “prima “ volta in Etiopia, perché in realtà da quando vivevo a  Milano non ci ero più tornata.

All’epoca, che risale all’estate del agosto 2014, ero stata circa un mese con mia madre ed era stata una delle esperienze più belle che potessero regalarmi nella vita: è stata la dimostrazione d’affetto più bella e più grande che la mi famiglia potesse donarmi. Da sempre ho avuto il desiderio di dare una mano agli altri ed il bisogno di aiutare come sono stata preziosamente aiutata anch’io : anche per questo motivo ho poi deciso di continuare su questa strada intraprendendo il corso di laurea in scienze del servizio sociale. E durante l’ultimo anno del corso universitario mi è nato il desiderio di voler fare qualche esperienza di volontariato, sia per crescere dal punto di vista personale, ma anche per mettere in azione le conoscenze e le competenze che avevo acquisito durante gli studi dei tre anni, quindi anche per accrescermi professionalmente.

Circa un anno fa ad agosto del 2018 ho scoperto l’esistenza del servizio civile: in quel periodo avevo il grande sogno di tornare in Etiopia. Ho cercato per giorni l’esistenza di un servizio civile in Etiopia: ed ecco la proposta di Missiòn Onlus, un bellissimo progetto di sviluppo in Etiopia !! Quando ho visto il bando mi sono subito interessata ed emozionata nel desiderio di poter fare un’esperienza in quella terra magnifica per un bel po’ di tempo. Fu così che ho fatto domanda e, pochi mesi dopo, dopo due settimane di formazione, il 29 gennaio 2019  ero pronta per la partenza!

In questo momento sono da 7 mesi in Etiopia, precisamente nel villaggio di Emdibir, nella regione dei Gurage. Emdibir sta diventando la nostra casa perché oltre a me stanno vivendo quest’esperienza altri due volontari con cui sto instaurando una grande amicizia. Stiamo diventando anche  un grande supporto durante le attività di lavoro.

In questi mesi lavoro per l’Emcs (Emdibir Catholic Secretariat), più precisamente per il TVET St. Anthony Catholic College affiancando il direttore nello svolgimento di alcune attività burocratiche , oltre che gli insegnati nello svolgimento di alcune attività. Nella scuola professionale vi sono quattro dipartimenti: lavorazione del legno e del metallo, sartoria, computer. Ho tenuto poi nei mesi di marzo e aprile un piccolo corso  di inglese a tre insegnanti del college come supporto all’insegnamento.

In contemporanea sto seguendo una ricerca  per il college per capire come promuovere la scuola  attraverso questionari fatti agli studenti. Con questa ricerca vogliamo avere un feedback positivo o negativo da parte degli  studenti  sulla loro esperienza al college. In sintesi auspichiamo di  capire se il college è utile per il futuro degli studenti, con l’obiettivo di incentivare la scuola con nuove attività o inserendo nuovi dipartimenti, cercando di diminuire la dispersione scolastica al di fuori della Diocesi. Vogliamo evitare che i ragazzi si rechino nella capitale considerata da loro come  unico luogo dove si trova lavoro.

Ho inoltre seguito altri progetti per la comunità : come ad esempio la realizzazione di asili per bambini con disabilità presso la falegnameria del college tecnico (contemporaneamente  anche da supportare a quest’ultimo). Questo progetto si è realizzato a seguito della collaborazione con un dottore italiano dell’associazione Angelo in Africa. Esso si è realizzato anche grazie ad un finanziamento da parte di mio fratello Niccolò che ha aiutato  nel sostenimento delle spese dei materiali  e della mano d’opera per la realizzazione degli ausili. È stato un progetto che mi sono molto presa a cuore e che mi ha insegnato tanto oltre che è un progetto che ha dato un enorme aiuto sia ai bambini, ma anche ai genitori perché sono stati realizzati con lo scopo di renderli “un po’” indipendenti almeno fisicamente, oltre nell’aiutarli ad inserirsi a scuola.

Questa esperienza di servizio civile mi sta piacendo molto perché mi sta facendo vedere il mondo con occhi diversi, mi sta insegnando a guardare di più alle relazioni e ai momenti vissuti con le persone. Ho imparato in questi mesi il valore delle relazioni e delle priorità, ho imparato a non misurare il tempo, a godermi ogni momento in modo profondo. Il tempo in Etiopia non è una priorità. Il tempo è segnato dal sorgere del sole e si vive in base al ritmo della luce. In questo contesto, dove si vive in base alla natura, si impara ad apprezzare momenti che prima venivano considerati superficiali. Spesso manca acqua e luce per giorni, ma le cose importanti sono altre.

In Italia si vive contando i minuti e i secondi senza godersi realmente le cose. In Etiopia il lavoro scorre in base al tempo inteso anche con meteo, la stessa cosa riguarda anche gli anni: se si domanda a qualsiasi persona i propri anni lui non ti saprà rispondere esattamente con i propri anni , ti dirà “forse 25 o 27” , per noi occidentali sembra abbastanza assurdo, ma io trovo anche il positivo in questo perché in questo si valorizzano  gli attimi e le relazioni  e non il tempo passato. Mi ricordo ancora  i primi mesi la fatica che avevo a reggere i ritmi etiopi: non riuscivo proprio a capirli ed ad adattarmi, ma poi piano piano con il passare del tempo sono riuscita ad addentrarmi ed  a comprenderli e a riconoscere il significato di tale differenza culturale. In Etiopia si fa una cosa al giorno, le azioni sono influenzate principalmente dal meteo e dalle priorità che le persone hanno.

L’Etiopia è come il verde perché trasmette armonia e vitalità contemporaneamente in tutto il suo essere: queste sensazioni le ho riscontrate nel sorriso delle persone  e nella loro enorme ospitalità. Quest’esperienza di servizio civile mi sta piacendo tanto perché mi sento che mi sta cambiando: perché ho iniziato ad amare tutto ciò che mi circonda, con il tempo ho iniziato a vivere in tutto per tutto nella interezza della cultura.

Venendo da una società che si concentra sul superfluo, ho  iniziato ad apprezzare tutto ciò che mi veniva offerto. Questi sette mesi sono passi così velocemente che mi sembra di essere arrivata ieri. Questo perché sto così bene e non sento il  tempo che passa, mi sento proprio a casa .

Una della cose belle dell’Etiopia, che mi mancheranno quando tornerò a casa, saranno le bellissime cerimonie e feste a cui ho partecipato in questi mesi a cui sto partecipo tutt’ora.

Qualche mese fa ho partecipato a due bellissime e fondamentali inaugurazioni ( la prima di un acquedotto e la seconda di una scuola primaria). Entrambe le feste sono state sentite da tutta la popolazione che anche essa ha partecipato nella realizzazione contribuendo finanziariamente. Sono così grata ad essere stata coinvolta in queste due importanti avvenimenti unici.

Mi ricordo ancora il  sorriso e l’umiltà delle persone che ringraziavano con cibo e danze tradizionali. Sono stati due avvenimenti così importanti realizzati per due elementi essenziali della vita: acqua (vita) ed educazione. Noi occidentali li diamo per scontati e  non ci rendiamo conto della fortuna che abbiamo ad avere tutto e non riconoscerli, ma soprattutto non vedere la grande opportunità che abbiamo e che spesso non sfruttiamo.

Etiopia è forza e sorriso, le persone sono così veraci, forti e nonostante la povertà e il lavoro duro le persone sono così felici che  e sorridenti che è impossibile non farsi contagiare.

Grazie Etiopia per questa bellissima esperienza che mi stai regalando, sono così grata che mi rimarrà nel cuore ovunque sarò.