12-001 Paravano Bruna

Il Centro Sanitario di Anonkoua–Koutè è una realtà a base comunitaria, cioè gestito in collaborazione con il villaggio. È infatti amministrato da un’Associazione, l’AFOSAK

RICHIESTA CONTRIBUTO

 
 
TITOLO PROGETTO:

Ristrutturazione della abitazione delle suore devastata durante la guerra civile del marzo scorso, per poter riprendere le attività caritative.

RESPONSABILE DEL PROGETTO IN ITALIA :
suor Irmarosa Villotti
Suore della Provvidenza
Via Moimacco 21
33047 – Orzano di Remanzacco
RESPONSABILE DEL PROGETTO IN COSTA D’AVORIO :
suor Bruna Paravano – economa provinciale
suor Giuseppina Usai – responsabile diretta
Soeurs de la Providence – Anonkoua – Kouté
13 B.P. 972
Abidjan 13
Côte d’Ivoire
 
LUOGO D’ INTERVENTO:Anonkoua – Koute, periferia di Abidjan in Costa d’Avorio
Riferimenti bancari del referente in Italia del progetto (da utilizzarsi per l’erogazione dell’eventuale contributo):
Banca di Cividale IBAN IT 78 Z05484641600024570109307
 
 
 

ANALISI DEL CONTESTO DI RIFERIMENTO

Situazione Costa d’Avorio
La Costa d’Avorio fino agli anni Novanta rappresentava un esempio di sviluppo economico e di stabilità politica per tutti i Paesi africani. Con la morte del presidente Felix Huophouet – Boigny incominciarono continui scontri di matrice etnico – religiosa. Dal settembre 2002, a seguito di un fallito colpo di stato contro il presidente Laurent Gbagbo, il Paese spaccato in due (il Nord a prevalenza mussulmana in mano ai ribelli ed il Sud a prevalenza cattolica sotto il controllo delle forze governative) visse una situazione di precarietà politica che influì enormemente sul suo sviluppo. Iniziò così un lungo decennio di instabilità politica che portò al degrado delle istituzioni pubbliche e delle condizioni di vita della popolazione e l’economia del Paese ne risentì fortemente.
Le nuove elezioni, più volte rinviate, avvennero sotto l’ osservazione dell’Onu, ai primi di novembre 2010. L’affluenza alle urne fu molto forte, ma i risultati rivelarono incertezza, per cui fu necessario ricorrere al ballottaggio del 28 novembre che portò il Paese alla guerra civile, poiché sia Laurent Gbagbo che Alassane Ouattara si proclamano presidenti. Contesa tra i due rivali, la Costa d’Avorio divenne teatro di forti tensioni e scontri che diedero luogo a gravi violazioni dei diritti umani e a numerose perdite di vite umane Si stima che in sei mesi di guerra siano morte circa 3000 persone. Più di un milione fuggirono dal Paese. Tali scontri proseguirono fino all’arresto di Gbagbo che avvenne l’11 aprile e alla proclamazione di Ouattara (7 maggio) come Presidente della Costa d’Avorio.
Una delle zone maggiormente colpite da queste lotte tra le due fazioni fu proprio la zona di Abobo, alla periferia di Abidjan e precisamente il quartiere di Anonkoua Koute dove le suore della Provvidenza gestivano il Centro Sanitario e ed una scuola professionale per ragazze.
Tutto il grande quartiere di Anonkoua Koute fu invaso dalle truppe delle due fazioni, cioè dagli uomini del Presidente uscente Laurent Gbagbo e da quelli dei membri del cosiddetto “commando invisibile”, sostenitori del Presidente eletto Alassane Ouattara. In particolare nella notte del 7 marzo del 2011, il villaggio di Anonkoua Kouté fu preso d’assalto, gli abitanti furono costretti ad abbandonare le loro abitazioni che rimasero in balia dei soldati e le case furono saccheggiate dai predatori. Così anche le suore della missione furono costrette ad abbandonare in modo precipitoso la casa. Il Centro sanitario, il centro professionale per le ragazze e la casa stessa delle suore furono quindi soggette al saccheggio e al vandalismo. Per più di due mesi fu impossibile riavvicinarsi alla zona, perché occupata dai ribelli, costellata di posti di blocco, che rendevano impossibile ed estremamente pericoloso accedervi. Quando il martedì 10 maggio 2011 le suore riuscirono a recarsi per una breve visita sul posto trovarono una grande ed impensabile desolazione (documentata dalle foto che alleghiamo): 19 anni di duro lavoro e sacrificio ridotti al nulla. Tutte le strutture (casa delle suore, centro sanitario, centro di formazione per le ragazze) erano state saccheggiate in ogni loro parte, il materiale sanitario, le varie attrezzature e gli arredi erano stati tutti rubati. In pratica tutta la missione era stata messo in situazione di inagibilità e non avrebbe potuto essere riaperta se non dopo aver eseguito dei rilevanti lavori per riparare i danni ed essere dotata di nuovi arredi ed attrezzature .
 

Breve descrizione delle attività che si svolgevano nella missione1. Centro Sanitario di Anonkoua–Koutè

Il Centro Sanitario di Anonkoua–Koutè è una realtà a base comunitaria, cioè gestito in collaborazione con il villaggio. È infatti amministrato da un’Associazione, l’AFOSAK, composta da rappresentanti del villaggio, dalle suore della Provvidenza e dai padri stimmatini. Nell’AFOSAK le Suore della Provvidenza hanno un ruolo determinante in quanto la direzione amministrativa e finanziaria del dispensario è sempre stata assicurata da loro. Sorto nel novembre del 1991 il Centro rispondendo alle sempre più forti esigenze della popolazione si andò ampliamente ingrandendo, fino a comprendere i seguenti servizi:
1. ambulatori per adulti
2. pediatria
3. maternità
4. centro nutrizionale
5. farmacia
6. centro per la cura e prevenzione dell’AIDS
 
Inoltre, a partire dal 1999, vennero avviati alcuni servizi sanitari specialistici come l’ecografia, la dermatologia, la neurologia, la cardiologia, le cure dentarie. A causa della grande affluenza dei pazienti e della buona preparazione dell’équipe sanitario, questa struttura accoglieva inoltre diversi progetti di ricerca nel campo della malaria, dell’ HIV e di altre patologie. Dal 2000 era un Centro riconosciuto di presa in carica della tubercolosi e dal 2004 dell’AIDS.
Naturalmente, l’aumento della quantità delle prestazioni sanitarie specialistiche, sempre più apprezzate per la loro qualità, portò al Centro un numero sempre maggiore di pazienti, provenienti non solo delle zone dal quartiere, ma anche dalle aree rurali più distanti dalla città di Abidjan. Così al momento della sua chiusura accedevano ai vari servizi del Centro più di 700 pazienti al giorno.
 

2. Centro di formazione femminile

Le suore della Provvidenza fin dal 1987 hanno dato avvio ad un centro di formazione per la donna. Così hanno aperto un centro di formazione per le ragazze povere del quartiere, con situazioni personali o familiari di notevole svantaggio, per aiutarle a conseguire un diploma professionale che permettesse loro in futuro un’attività.
Il centro femminile accoglieva ogni anno un’ottantina di ragazze, alle quali venivano offerte educazione umana e cristiana, alfabetizzazione e formazione professionale.
Le ragazze, di età compresa tra i 14 e i 18, frequentavano il centro dalle ore 7.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle17.30, dal lunedì al venerdì.
Nell’arco di tre anni le ragazze ricevevano un’educazione umana e professionale il più completa possibile. Venivano proposti:
– corsi di alfabetizzazione
– corsi di conoscenza di sé e educazione alla vita
– taglio e cucito e cucina
– tecniche di colorazione dei tessuti e batik
– lavori artigianali
Le sale del centro inoltre erano aperte al sabato e alla domenica per accogliere i giovani del quartiere e di quelli limitrofi per incontri di formazione, di catechesi e di svago.
 

Situazione attuale

 
Ora tutto questo è inattivo perché sia il Centro sanitario, come il Centro di formazione e l’abitazione delle suore sono state devastate e rese inabitabili. Verso il mese di agosto, la popolazione che era fuggita dal quartiere, ha incominciato a ritornare, prima timidamente ed ora quasi completamente, ma a tutte le persone che ritornano alle proprie abitazioni si presenta lo stesso scenario di desolazione: non è rimasto più niente… solo tracce di violenza e di distruzione. Appaiono case bruciate o interamente devastate. I vari membri delle famiglie cercano di riprendere tra di loro i contatti nella speranza di trovare ancora la forza per riprendere il cammino.
Anche le suore hanno deciso di ritornare accanto alla popolazione per portare concretamente aiuto e speranza. In particolare le suore si propongono di essere vicine alla gente per superare il più possibile i gravi traumi subiti e per sensibilizzare, attraverso incontri formativi, la popolazione ed in particolare i giovani ai veri valori della tolleranza e della pace, ed aiutare il villaggio con la ripresa graduale delle varie attività sociali, sanitarie ed educative svolte in passato.
Ora le suore vivono provvisoriamente in due stanze del Centro femminile, in una situazione di grande disagio. Il loro inserimento è graduale perché vogliono camminare con la gente, condividendo le fatiche della ricostruzione, vivendo in un clima di povertà e di lenta ripresa, proprio come fa la gente comune.
Per quanto riguarda le attività stanno cercando di coinvolgere la popolazione ed hanno deciso di aprire gradualmente per ora il Centro nutrizionale per i bambini (i casi estremi sono aumentati notevolmente) e la farmacia per offrire un primo servizio. Verso queste realtà stanno orientando tutte le loro energie, si stanno organizzando con i responsabili del villaggio anche nella ricerca di aiuto. Ma si rende estremamente necessario riparare la loro abitazione per renderla agibile. Hanno deciso anche in questo di fare piccoli passi, proprio come la gente, cercando di conservare il più possibile l’esistente e riparando solo ciò che è indispensabile. Pertanto per ora prevedono la riparazione solo delle porte e finestre, dell’impianto elettrico e dell’impianto idraulico.Tutto questo, infatti, come documentato dalle foto allegate è stato completamente distrutto.
 

Il preventivo giunto a noi è il seguente

 
Rifare le porte (20), rimettere serrature, finestre, aggiustare il soffitto Euro 4.500
rifare l’impianto elettrico Euro 3.700
idraulica e sanitari Euro 4.000
Totale Euro 12.200
 
Oso pertanto presentare a questo Centro Missionario la richiesta di aiuto per procedere a queste riparazioni.
Nel ringraziarvi anticipatamente per l’attenzione che vorrete prestare al presente microprogetto, porgiamo i nostri più cordiali saluti.