In Ucraina per conoscere quali sono le priorità per un progetto di solidarietà

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Incontrare, conoscere, discernere. Sono le tre parole che hanno animato il recente viaggio di conoscenza in Ucraina compiuto dal direttore della Caritas diocesana di Udine, don Luigi Gloazzo, e dal segretario del Centro missionario diocesano, Stefano Comand, insieme a don Michele Zanon – parroco di Gonars, impegnato sin dall’inizio della guerra in un ponte di solidarietà con Kiev.

La delegazione friulana ha visitato l’oblast della Transcarpazia, l’unica delle 24 regioni ucraine che confina con quattro Paesi, Polonia, Slovacchia, Ungheria e Romania. «È un territorio – ha raccontato don Gloazzo al settimanale diocesano La Vita cattolica – che ricorda in parte il Friuli, è infatti una terra di frontiera che ha visto nella storia l’alternarsi di imperi e dominazioni, dove il confine si è spostato più volte, una terra dunque caratterizzata anche dalla convivenza di diverse nazionalità. C’è qui inoltre una significativa e storica comunità Rom». «Si tratta di un’area – ha proseguito il sacerdote – risparmiata dai combattimenti e che proprio per questo ha visto affluire un alto numero di persone sfollate, soprattutto anziani, donne e bambini».

Diverse le tappe di questo viaggio che è servito per incontrare operatori e volontari, nonché per visitare strutture e progetti gestiti dalla locale Caritas o da associazioni con cui questa collabora. «Ad Haloch, ad esempio, siamo stati in una casa dove sono accolti anziani sfollati, in una dimensione di cura appunto familiare – ha spiegato Stefano Comand –. A Rativtsi invece siamo stati in un centro di fisioterapia per bambini, molto avanzato, che offre anche ospitalità alle famiglie visto che i cicli di terapia sono di quindici giorni e c’è chi viene da molto lontano. E poi, nella stessa città siamo stati anche in una casa famiglia dove una coppia, insieme ai propri figli, accoglie bambini in affido che provengono dalle zone di guerra. È questa una formula che abbiamo riscontrato anche altrove, a Serednie, ad esempio, dove c’erano ben 15 ragazzi». E poi scuole, una mensa popolare a Vylok, Vynohradiv e a Mukacheve, tutte strutture che hanno dovuto adeguarsi a un contesto di guerra.

C’è stato poi anche un incontro con il vescovo latino della diocesi di Mukacheve, Mykola Petro Luchok: «Anche insieme a lui – hanno spiegato Gloazzo e Comand –, oltre che con gli operatori sul campo, abbiamo ragionato di priorità così da poter meglio indirizzare il nostro impegno e un eventuale progettualità. Tra le indicazioni è emersa la necessità di intervenire con un sostegno psicologico alla popolazione».

Ad accompagnare la delegazione friulana – quella di Udine è per altro la prima Caritas diocesana ad aver visitato l’Ucraina – c’era Ettore Fusaro, membro dell’Ufficio Europa di Caritas italiana, che dall’aggressione russa del 24 febbraio del 2022, è stato incaricato di seguire e curare i progetti di aiuto in Ucraina.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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