17-008 CHI VUOLE PUO’ Campi di lavoro estivi del Centro Kamenege-

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Campi di lavoro estivi del Centro Kamenge -Bujumbura in Burundi Organizzare nell’estate 2017 cinque sessioni di campi estivi di formazione, ciascuno della durata di due settimane con la partecipazione di 500 giovani per sessione per un totale di 2500 giovani provenienti dai diversi ambiti sociali, che, attraverso lavoro e formazione, apprenderanno a vivere insieme e ad accettarsi. Saranno coordinati da 50 giovani animatori del Centro.

 
Paese:  Burundi
Località: Bujumbura
Responsabile : Abbé Maurice Simon-Pierre Ciza
Referente in Italia:  Padre Claudio Marano                                         
(missionario saveriano che ora vive a Parma) 
 
Contesto Generale:
Il Burundi è uno degli stati della Regione dei grandi laghi nell’Africa Centrale. Il suo territorio è  formato quasi completamente da altipiani e da rilievi minori coperti da pascoli naturali. La capitale Bujumbura, con oltre 600.000 abitanti, è situata sul Lago Tanganica ed è la città più grande del Paese, sede  anche di Università.
È una repubblica parlamentare con una popolazione di oltre 10 milioni di abitanti. 
L’indice mondiale di Sviluppo Umano del 2015 colloca il Burundi al 184° posto su 188 paesi.   Il tasso di povertà è stimato al 83,2% in ambito rurale e al 41% in quello urbano.  
 Il 67% della popolazione è cattolica. 
Il paese è stato colonia tedesca dal 1885 fino alla prima guerra mondiale poi protettorato belga dal1919 al 1960, quando le lotte dei vari movimenti indipendentisti hanno portato alla nascita delle Nazioni Africane.
La popolazione è essenzialmente costituita da 2 etnie: i Tutsi o watussi, pastori di origine camitica (15%), e gli Hutu (84%), popolazione agricola di origine Bantù.  
Durante la colonizzazione i Tutsi costituivano la classe dirigente locale, mentre gli Hutu erano quasi completamente esclusi dal potere. Ciò ha determinato una situazione di odio e tensione tra le due etnie, che è esplosa nel momento della indipendenza dai colonialisti europei. Invero dal 1 luglio 1962, data in cui il Belgio concesse l’indipendenza al paese, si sono susseguiti continui colpi di stato, avvicendamenti di governi, assassinii di presidenti e massacri della popolazione, che hanno causato migliaia di morti.  Si stima che in un solo decennio siano state uccise oltre 300.000 persone.  I momenti di pace sono stati pochi e brevissimi, con le conseguenze, documentate dai media, di fame, violenze, banditismo, abusi sessuali, uso e diffusione di droga e di malattie, in particolare di AIDS.   
Dopo le elezioni presidenziali del 2015 il paese versa in uno stato di confusione amministrativa, con larga parte della popolazione che si oppone al terzo mandato (non riconosciuto dalla comunità internazionale) dell’attuale  presidente Pierre Nkurunziza.
Come altri paesi africani, il Burundi è vittima di una situazione politica con caratteri di forte instabilità dove è frequente il ricorso alla violenza per dirimere le controversie. La nascita di una classe dirigente responsabile e competente, dopo decenni di guerra civile, richiede tempi medio lunghi, volontà e forte sostegno da parte della comunità internazionale. Il processo di educazione e sviluppo del paese passa attraverso una scolarità diffusa, la pratica di una cultura di pace e la creazione di possibilità reali affinché la popolazione possa vivere una economia basata sulla legalità, il rispetto reciproco e la creazione di basi solide per lo sviluppo dell’intero paese. 
Tutto questo non può prescindere dall’istruzione, sia essa intesa come scuola dell’obbligo che come formazione professionale.
I Il 90% della popolazione vive  essenzialmente delle sue risorse agricole, sfruttate ancora con metodi tradizionali (zappa e roncola). I prodotti più consumati sono i fagioli e la manioca; di quest’ultima esistono più di dieci ricette, in particolare come polenta che, come pasto principale della popolazione burundese, può essere paragonato alla pasta italiana. Oltre il 70% vive ancora al di sotto della soglia di povertà assoluta di 1 dollaro per persona al giorno. I giovani sotto i 15 anni sono circa il 45% della popolazione, il 60% quelli sotto i venti.
 L’aspettativa di vita media è di 41 anni per gli uomini, di 43 per le donne.
 
Contesto locale: 
 
Il Centre Jeunes Kamenge, insignito nel 2002 del Premio Nobel Alternativo per la Pace,  si trova alla periferia di Bujumbura. E’un progetto sociale dell’Arcidiocesi Cattolica di Bujumbura sorto per iniziativa del Vescovo Simon Ntamwana, che nel 1990 ha deciso di aprire le parrocchie alle attività sociali mandando i religiosi della diocesi a vivere fisicamente nelle bidonvilles a nord della città  per conoscere a fondo i vari problemi del territorio (alcoolismo, violenza, disoccupazione, HIV ecc.), affinchè i fedeli potessero vivere cristianamente la loro vita quotidiana. E chiese un luogo dove i giovani potessero formarsi per prepararsi alla vita nella società e potessero crescere e abituarsi a vivere insieme. Dal gennaio 1991 tre padri saveriani, tra i quali  P. Claudio Marano, iniziarono a costruire la struttura e a regolare il funzionamento del Centro, che doveva essere aperto ad accogliere tutti senza discriminazione di razza, colore, appartenenza etnica o religione. Si è voluto creare un centro che offrisse a tutti la possibilità di incontro e di fare cose a cui i giovani sono interessati come praticare uno sport, suonare uno strumento musicale, cantare, usare un computer e apprendere l’informatica, studiare e soprattutto imparare a vivere insieme. Si è sempre favorita l’attività di gruppo, vista come metodo che permette l’arricchimento intellettuale del giovane, con l’apporto degli animatori e la presenza di altri giovani. Ciò ha permesso loro di crescere in un contesto di responsabilità anche per gli interessi del loro paese. Tutti i progetti del centro hanno l’obiettivo di promuovere la pace e la riconciliazione nei quartieri nord, periferia che ha vissuto situazioni terribili durante il conflitto sociale dal 1993 al 1996 tra Tutsi e Hutu. Sino agli ultimi dati statistici dell’aprile 2017 presso il Centro si sono avvicendati  47.351 giovani di età compresa tra i 16 e i 30 anni, di cui 32.181 ragazzi e 12.994 ragazze provenienti sopratutto dai quartieri delle sei zone dell’attuale comune Ntahangwa, a nord di Bujumbura. 
 
 
Obiettivo del progetto: 
 
Organizzare nell’estate 2017 cinque sessioni di campi estivi di formazione, ciascuno della durata di due settimane con la partecipazione di 500 giovani per sessione per un totale di 2500 giovani provenienti dai diversi ambiti sociali, che, attraverso lavoro e formazione, apprenderanno a vivere insieme e ad accettarsi. Saranno coordinati da 50 giovani animatori del Centro. Il lavoro  comprenderà attività di comune interesse attraverso lavori di sistemazione dei quartieri: pulizia delle grondaie di scarico, taglio delle radure intorno alle infrastrutture comunitarie e attività di interesse sociale come imparare il metodo di fabbricazione dei laterizi per risistemare abitazioni di famiglie disagiate. Attraverso queste attività, impareranno a partecipare allo sviluppo del paese e ad impegnarsi nella manutenzione e nel mantenimento delle infrastrutture sociali a loro disposizione.  Attraverso la fabbricazione dei laterizi in favore delle famiglie più disagiate, essi apprenderanno il senso e il rispetto della dignità dell’altro.
 Quanto alla formazione questa verterà su vari temi  di interesse generale  tra i quali i più importanti sono: i diritti della persona, l’ambiente, la salute dei giovani in particolare e della popolazione in generale, la pace e la coesione sociale, ovvero la risoluzione pacifica dei conflitti e la non- violenza. In attuazione di queste attività, le mattine saranno dedicate ai lavori sopra indicati, mentre i pomeriggi verranno dedicati alle attività formative., affiancate da test volontari e da attività sportive e ricreative. 
Così facendo si favorirà la ricostruzione delle case attraverso un lavoro volontario e collettivo, verranno stimolate le buone azioni dei giovani in favore dei loro quartieri, avvicinando i giovani delle 6 zone nord della città, facendoli condividere parte delle loro vacanze attraverso un lavoro collettivo e momenti di riflessione, di creatività e di svago e rinforzando infine le loro capacità su temi quali salute, ambiente, diritti umani e promozione volontaria e socio-economica della popolazione.
 
 
Costo del progetto:  
 
Missiòn Onlus contribuirà alla spesa del progetto con la somma di Euro  2.000,00

 

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