2008 – Asia. Il Vangelo tra i ciliegi e i monsoni

Cosa c’entrano i ciliegi con l’Asia?

In Giappone già dalla metà di marzo i telegiornali delle reti nazionali e private e i quotidiani, cominciano a dare informazioni sulle date previste di fioritura dei ciliegi nelle varie zone del Giappone. Tutto ciò affinché i giapponesi possano organizzarsi e godere a fondo questo momento brevissimo e, pertanto, ancora più ricercato, con il tradizionale hanami: una gita verso le località più belle e famose per lo spettacolo dei ciliegi in fiore. L’usanza sembra risalire a tempi molto antichi.

Ma perchè proprio i fiori di ciliegio e non altri?

Sakura no hana, il fiore di ciliegio, è da sempre un simbolo della cultura giapponese. È fragile e grazioso se preso da solo ma forte nella sua esplosione di colore, se osservato nel gruppo della macchia in piena fioritura. Espressione massima della caducità della vita, con la sua bellezza effimera, è stato a lungo fonte di ispirazione poetica ed ideale estetico.

Queste usanze riflettono la lunga e faticosa ricerca filosofica e spirituale che sin dall’antichità ha segnato, non solo la cultura giapponese, ma quella di tutti i popoli asiatici. Confucianesimo, buddismo, induismo, zen, … sono religioni e discipline filosofiche per giungere all’essenza della vita, al suo senso ultimo.  Da queste sono nate tante tradizioni e forme artistiche come appunto l’hanami, la cerimonia del te, le varie arti marziali ed altro. Tale pensiero e ricerca sono arrivate fino alla nostra epoca a profondità spirituali universali come, ad esempio, in Ghandi, la grande anima. Dentro questa ricerca di Dio si colloca la storia dell’evangelizzazione in Asia, anche quella recente.

E i monsoni?

Rappresentano non solo le periodiche disgrazie che colpiscono questi paesi (tzunami, cicloni, alluvioni, terremoti, …) ma anche tutte le problematiche correlate ad aspetti culturali e politici, nonché al tumultuoso sviluppo economico. Questo tocca trasversalmente i paesi asiatici ma ne beneficiano solo pochi fortunati.

Citiamo alcuni problemi emergenti di questo continente con cui deve fare i conti l’evangelizzazione ed il vivere quotidiano:

  • I diritti umani
  • La libertà religiosa
  • Lo sfruttamento minorile
  • Il turismo sessuale
  • Le caste in India

Per approfondimenti su questi aspetti consulta il numero di Missiòn sulla campagna quaresimale 2008

Il progetto: “Assicurare la Salute”

La diocesi di Udine propone la campagna quaresimale a favore della popolazione della Diocesi di Dinajpur in Bangladesh. Il St Vincent Hospital è stato costruito negli anni dai Missionari del PIME. L’ospedale ha circa 120 letti e vi si curano le patologie più comuni e semplici, dati i mezzi e il personale a disposizione. Ci lavorano otto medici, di cui due, Gildo Coperchio e Claudio Modonutti di Bottenicco (Moimacco), sono Missionari Saveriani. Il St. Vincent è conosciuto nella zona anche col nome di Missiòn Hospital, ed è aperto a tutti, senza distinzione di religione o classe sociale. La maggior parte dei pazienti ricoverati proviene dalle venti Missioni della diocesi sparse su un territorio di circa 15.000 Kmq con 40.000 cristiani.

Per dare un’idea dell’attività del St Vincent ecco alcuni dati relativi al 2006

  • circa 12.000 pazienti ambulatoriali
  • 4000 donne per le visite prenatali durante la gravidanza
  • 2380 ricoveri in ospedale per varie patologie tra cui 70 infettivi (TB Khalaazar)
  • 590 interventi chirurgici.
  • Il reparto Maternità inoltre ha avuto 2.047 parti, tra questi 690 hanno necessitato di taglio cesareo.

Come vengono aiutati i poveri:

I pazienti pagano 50 taka (€ 0,50) di degenza al giorno, più il costo delle medicine e degli interventi. I pazienti che vengono dalle Missioni devono depositare circa 500-1.000 taka. I ricoveri, specie se è necessario un intervento chirurgico, variano da un minimo di 3.000 a un massimo di 10.000 taka. La differenza viene addebitata alla Missione di provenienza del malato. Le stesse prestazioni in strutture diverse costano come minimo il doppio. Le missioni quindi si fanno carico della gran parte delle spese per la salute dei cristiani, quando si tratta di situazioni che richiedono il ricovero.

In ogni missione, inoltre, esiste un dispensario gestito da una suora che distribuendo i farmaci di base a basso costo permette l’accesso a trattamenti anche ai malati poveri. Le famiglie fanno generalmente molta fatica ad avere lo stretto necessario per vivere e i costi della salute, soprattutto se richiedono interventi chirurgici, diventano insostenibili tanto che sono costrette a vendere terra o animali.

Da notare che in Bangladesh non esiste la “assistenza sanitaria nazionale”; le strutture ospedaliere sono principalmente governative, un ospedale “di sorta” in ogni distretto, e si tratta di strutture dove ci sono si, medici, personale e letti, ma vitto e medicine e interventi, analisi, sono a pagamento. La salute costa: il problema della salute è uno dei principali nella vita di tutti, e di tutti i giorni, in tanti casi il trattamento viene ritardato fino a quando non si trova una soluzione o fino a quando non si raggiunge la decisione di sacrificare animali (mucche – capre) o addirittura terra, impegnata per una somma da restituire, o addirittura venduta.

Se poi la malattia si manifesta improvvisa e coglie di sorpresa, e non ci sono risparmi a portata di mano, si cade nel girone del debito, da cui poi difficilmente si esce, perché oltre alla spesa viva della cura c’è anche la perdita di giornate lavorative. E per un povero, piccolo agricoltore di sussistenza o semplice bracciante agricolo, una malattia di un membro della famiglia può rivelarsi una catastrofe da cui una famiglia potrebbe non più rialzarsi.

Da queste considerazioni è nata l’idea di pensare ad una sorta di “Assicurazione per la Salute” aperta a tutti i membri della Diocesi.  Gli aiuti che otterremo serviranno ad aumentare un fondo utilizzato esclusivamente a questo proposito. La gestione del fondo si appoggerà alle Credit Unions gia operanti in ciascuna Missione. L’obiettivo di questa iniziativa quindi è quello di mettere le basi perchè i cristiani della diocesi di Dinajpur possano:

  • nel breve termine rendersi conto che alla loro salute devono cominciare a pensarci da soli, e quindi cominciare a risparmiare per questo scopo cominciando con delle cifre minime;
  • nel lungo termine perchè, sempre per la salute, diventino capaci di riuscire ad essere quasi indipendenti.