Liturgia e forme di carità

Il quadro di G. Battista Bissoni (1574-1634) esposto al II piano del palazzo della Curia arcivescovile di Udine, proveniente dalla chiesa di Fraforeano (Ronchis – Ud), come tutte le opere d’arte presenti negli edifici di culto, aveva lo scopo di trasmettere un valore fondamentale della vita cristiana. Questa modalità raccoglieva la tradizione degli affreschi medioevali in cui la gente non acculturata poteva “vedere” rappresentati gli episodi biblici e la storia della salvezza. L’illustrazione della storia della presenza di Dio nel Primo e Nuovo Testamento aveva la funzione di visualizzare il filo rosso della salvezza, del riscatto dalle fragilità e dalla condizione oppressa del popolo di Dio. La liturgia e la catechesi avevano il supporto degli episodi affrescati e questi fungevano da moderne diapositive dove l’immagine aiuta a fissare nella memoria le parole e le “ragioni della speranza”.

Il quadro rappresenta una Messa in suffragio in una chiesa sontuosa dove si vede poco più dell’essenziale: l’altare con il sacerdote in paramenti neri, un gruppo di fedeli, persone benestanti, e la elemosina che una di queste, la donna inginocchiata, fa a un povero/misero seminudo e inginocchiato che la riceve nella mano sinistra. Ha lo sguardo che fissa i soldi lasciati cadere dalla mano della signora e la testa china. La relazione tra i due si riduce a questo gesto senza l’accompagnamento dello sguardo e del corpo del donatore, rivolti all’altare. Mentre si svolge il rito tutti sono isolati, concentrati devotamente sulla funzione senza nessun rapporto con coloro che vi partecipano, salvo una bambina, accanto a sua madre, che osserva il povero. In alto si rappresentano gli effetti immediati dell’elemosina: due angeli riscattano dalle fiamme del Purgatorio un’anima.

Questo quadro offre lo spunto, come Chiesa/comunità e credenti, per interrogarci sul rapporto tra liturgia, catechesi e carità. L’unità tra queste dimensioni/approcci alla vita cristiana sono da sempre essenziali, pena la inefficacia e la parzializzazione, ma evolvono nella storia secondo il cambio culturale che le rende attuali ed efficaci. Se la Chiesa ha come compito l’evangelizzazione ed è segno e strumento della salvezza nella storia, allora la sua efficacia è condizionata dalla testimonianza, dall’uso di un linguaggio comprensibile nei tempi e luoghi dove vive, dalla celebrazione comunitaria della salvezza nella vita vissuta con fede.

Il messaggio interessante che il quadro vuole suggerire è che la liturgia e la carità non possono essere separate, ma vanno vissute nel rapporto di segno e realizzazione, di rappresentazione e realtà, di figura e presenza. Cambiano le modalità in cui si celebra la presenza di Dio Padre e di Gesù nella storia (=liturgia), come viene percepito e realizzato il servizio della carità (non solo elemosina, ma impegno per il cambiamento delle cause strutturali della povertà e promozione della persona), come vengono accompagnati i credenti nell’ascolto/accoglienza della Parola, usati gli strumenti culturali adeguati per illuminare la realtà personale e sociale dove si vive, ma rimane sempre costante lo sforzo a non ridurre la vita cristiana a uno solo di questi ambiti. Anche nella rappresentazione classica delle tre Grazie che si abbracciano e si cercano con lo sguardo abbiamo una efficace figura di questa realtà cristiana.

Mantenere questa unità e tradurla nella pastorale è compito della Chiesa udinese e di ogni comunità cristiana che vive in questa terra. La verifica della vita liturgica avviene nella quotidianità del servizio ai poveri e nell’interiorizzazione progressiva dei valori evangelici che ci vengono donati. La realtà, in ogni caso, è il povero, il fratello e la società dove vive. Con la sua persona si è identificato Gesù ed è immagine autenticata di suo/nostro Padre. Il cuore del culto non è la ritualità, ma la relazione con Gesù Cristo e con coloro a cui ci siamo “approssimati”. Anche la catechesi parla di Gesù e della concretezza della fede che ci è stata donata. Altrimenti rimane esercizio speculativo, mnemonico, evasione, discussione accademica e occasione di dibattiti tra eruditi opinionisti clericali.

Don Luigi Gloazzo