15/2019 – Incentivo alla coltivazione della Chia nell’Uttarakhand – INDIA del NORD

15/2019
Paese INDIA Località villaggio di Neer  nelle vicinanze di Rishikesh  nello Stato  dell’Uttarakhand
Responsabile e Referente Elias Maritan  vice presidente della Fondazione Kyarki di Rishikesh India
Titolo Incentivo alla coltivazione della Chia nell’Uttarakhand – INDIA del NORD

Contesto locale:

L’Uttarakand è uno Stato federato dell’India settentrionale istituito nel 2000 di oltre 10 milioni di abitanti al bordo della catena Himalayana, diviso in 2 divisioni geografiche e in 13 distretti, con capitale provvisoria Dehradun posta nella valle di Doon. lLa popolazione nomade dei Kuninda è stata una delle prime ad abitare la zona, le cui varie dinastie hanno dominato sino all’arrivo degli inglesi.

Nello stato esistono diversi Parchi Nazionali.

Il 75% della popolazione è occupata nell’ agricoltura, di stampo per lo più tradizionale. Trattasi di un’agricoltura di sussistenza basata per lo più su colture cerealicole ad irrigazione naturale (pioggia) nell’87% dei casi, caratterizzata da un’elevata biodiversità favorevole alla produzione biologica. Le colture più diffuse sono riso Basmati, frumento, soia, arachidi, grani antichi, legumi e colture oleaginose. Tra la frutta melo, pero, pesco, albicocco, arance, ciliegie e susine. Le operazioni colturali più ardue quali il diserbo manuale, la lavorazione manuale del terreno con una semplice zappa o la raccolta sono svolte in cooperazione a turno sull’appezzamento di ciascun abitante del villaggio. E’ altresì importante l’allevamento del bestiame che viene utilizzato per alimentare la rudimentale meccanizzazione agricola disponibile, per fornire letame essicato, ammendante per eccellenza secondo antiche tradizioni religiose, e per soddisfare parte della dieta locale basata su latte e suoi derivati Purtroppo da qualche decennio le Himalaya stanno affrontando un grave abbandono dei territori montani con una riduzione media del 70% della crescita demografica decennale, facendo così morire la produzione agricola e la connessa cultura rurale..

L’impatto che il turismo di massa” occidentalizzante” ha avuto sullo stile di vita delle popolazioni indigene himalayane l’effetto di introdurre un nuovo paradigma di crescita: il progresso piuttosto che lo sviluppo. E coloro che abbandonano i villaggi sono costretti a lavorare in città in condizioni debilitanti e prive di protezione al punto che sta diventando molto comune l’abuso di alcool e di sostanze stupefacenti, e la conseguente violenza domestica verso le donne.

Nel febbraio del 2017, a Rishikesh viene fondata la Kyarki Foundation, con l’obiettivo di promuovere pratiche agricole sostenibili e sociali nel territorio collinare dello Stato dell’Uttarakhand per quindi per risollevare economicamente i produttori dei villaggi al fine di emarginare l’emigrazione montana, per rigenerare i terreni inutilizzati, e per condurre attività che valorizzassero le risorse già presenti in loco.

Il presidente di questa Fondazione è un ingegnere civile originario della città di Rishikesh, Tra le sue esperienze ha co-fondato uno dei primi agriturismi nella storia dell’Uttarakhand, come risposta al turismo di massa che sta devastando il delicato sistema himalayano. Il vicepresidente è il gradese sig. Elias Maritan, attualmente studente presso il corso magistrale di scienze e tecnologie agrarie dell’Università degli Studi di Udine, che ha girato il mondo cercando soluzioni all‘attuale crisi ambientale mondiale e per valorizzare il sapere agricolo tradizionale combinandolo, ma non sostituendolo, con le moderne scienze agrarie. Il progetto rientra nella tesi del sig. Maritan sotto la supervisione della professoressa Luisa dalla Costa e Stefania Troiano dell’Università di Udine, al fine di sviluppare un marchio collettivo a ricoprire non solo la chia, ma anche le altre colture tradizionali del territorio, e da donare alla comunità locale al termine di questo progetto.

La fondazione è finanziata attraverso donazioni private e risparmi personali dei fondatori, che dal 2017 hanno coltivato la chia su un lotto di terreno affittato, producendone nel 2018 quarantacinque chili, e centoventi nel 2019, con una resa il 33% inferiore alla resa ottimale.

 

Obiettivo del progetto:

Tenuto conto degli svantaggi  che l’agricoltura di montagna comporta e della concorrenza da parte dell’India meridionale dove la chia viene prodotta su larga scala a costi inferiori, i responsabili della Fondazione hanno deciso di proporre il loro progetto anche a Missiòn Onlus al fine di migliorare la sostenibilità sociale, economica ed ambientale del prodotto con l’obiettivo di fornire ai coltivatori del luogo una alternativa al lavoro pendolare e precario in città e all’abbandono permanente della terra in un periodo in cui il turismo di massa sta erodendo il loro spazio comune e le loro tradizioni.